Saturno è il secondo pianeta per grandezza dopo Giove, al quale assomiglia per molti aspetti. È uno dei pianeti più noti, grazie al suo spettacolare sistema di anelli che lo rende così caratteristico.Il pianeta orbita intorno al Sole ad una distanza di un miliardo e 429 milioni di Km, completando una rivoluzione in 29,5 anni: ogni stagione dura 7 anni terrestri. Esso ruota rapidamente attorno al suo asse: il giorno su Saturno dura solo 10 ore e 39 minuti.Anche Saturno è un pianeta gassoso, ed è il più "leggero" di tutti. La sua densità è di appena 0.7, minore di quella dell'acqua: se esistesse un oceano abbastanza grande da contenerlo, esso galleggerebbe! A causa della bassa densità e della rapida rotazione, Saturno è un pò schiacciato. La forza centrifuga dovuta alla rotazione, infatti, spinge verso l'esterno le regioni del pianeta che ruotano più velocemente, cioè quelle più vicine all'equatore, producendo una forma schiacciata ai poli.
Come Giove, anche Saturno non possiede una vera e propria superficie. Non c'è separazione tra atmosfera e interno del pianeta: scendendo verso il centro, si incontra gas sempre più denso e caldo. Saturno ha una massa pari a 95 volte quella della Terra. Come Giove, anch'esso si sta contraendo lentamente, generando energia. La temperatura nel centro è di 12.000 gradi.
La loro bellezza non è dovuta solo ai colori o all'ampiezza, ma anche al fatto che sono molto luminosi. Gli anelli più grossi sono in realtà costituiti da migliaia di anelli più sottili.
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Blog creato per un esame di informatica.Argomenti trattati:stelle,altre forme di vita e universo in generale.
L'infinito
Cosa nasconde lo spazio infinito?Ci sono altre forme di vita?Saremo in grado di trovarle?
lunedì 9 maggio 2011
Saturno
sabato 7 maggio 2011
Mercurio
La rivista "Le Scienze" pubblicata nel maggio 2011,presenta una articolo molto interessante sul Pianeta Mercurio.
La prima volta che è stato osservato il più piccolo pianeta del Sistema Solare fu il 29 marzo del 1974.La sonda Mariner 10 osservò il Pianeta notando uno dei più grandi bacini di impatto del Sistema Solare,in seguito battezzato Caloris.Questa sonda però non riuscì a rilevare molti dati di questo piccolo pianeta.
Soltanto 34 anni dopo,nel gennaio del 2008,la sonda MESSENGER si è avvicinata a Mercurio trasmettendo immagini centrate su Caloris.Il bacino sembrava un immagine in negativo della nostra Luna.La parte interna del bacino è chiara,mentre quella della Luna scura,colma di antiche lave.Ancora non siamo riusciti a capire questa strana differenza.
Mercurio è un enigma. È grande metà della Luna, ma ha caratteristiche di tipo terrestre, come un campo magnetico globale. La sua superficie è fortemente craterizzata, eppure mostra segni di attività geologica relativamente recente.La sonda ha raccolto immagini dettagliate di un’emisfero mai osservato prima, e rivelando un’attività sorprendentemente violenta del plasma.
La sonda si è inserita con successo nell’orbita di Mercurio a marzo, una manovra complessa a causa dell’elevata velocità orbitale, la vicinanza al Sole e la bassa velocità di rotazione del pianeta.
La sonda si è inserita con successo nell’orbita di Mercurio a marzo, una manovra complessa a causa dell’elevata velocità orbitale, la vicinanza al Sole e la bassa velocità di rotazione del pianeta.
mercoledì 4 maggio 2011
Umani "VS" Alieni
Partiamo dicendo che l'evoluzione della vita sulla terra comincia circa 4,5 miliardi di anni fa.
"Solamente" 70 milioni di anni fa(dico solamente perchè è un tempo breve rispetto alla presunta nascita della terra)hanno origine i primi esponenti rudimentali di primati;e solamente 15-20 milioni di anni fa si sono evoluti sulla terra i primi ominidi,gli australopitechi.Quindi passando attraverso queste linee evolutive:
"Solamente" 70 milioni di anni fa(dico solamente perchè è un tempo breve rispetto alla presunta nascita della terra)hanno origine i primi esponenti rudimentali di primati;e solamente 15-20 milioni di anni fa si sono evoluti sulla terra i primi ominidi,gli australopitechi.Quindi passando attraverso queste linee evolutive:
- Homo habilis (fra 2,5 ed 1 ma)
- Homo rudolfensis (2 ma)
- Homo georgicus (1,8 ma)
- Homo ergaster (fra 2 ma)
- Homo erectus (fra 2 ma)
- "Argil", o Uomo di Ceprano
- Homo antecessor (800.000 anni fa)
- Homo heidelbergensis (fra 600.000 e 200.000 anni fa)
- Homo neanderthalensis (fra 250.000 e 30.000 anni fa)
- Homo floresiensis (da 95.000 a 18.000 anni fa)
- Homo sapiens (da 200.000 anni fa ad oggi)
siamo arrivati all'uomo come lo vediamo oggi.
Quindi l'evoluzione umana vera e propria è cominciata poco più di due milioni di anni fa.
Un tempo veramente irrisorio rispetto alla presunta nascita della terra e dell'Universo.
Leggendo molte riviste scientifiche che riguardano anche argomenti sulla vita aliena,come ho già scritto in un precedente post,la probabilità che esistano altre forme di vita sono molto elevate.
Prima di tutto bisogna pensare che se davvero i presunti UFO sono già arrivati sulla Terra,allora le loro tecnologie sarebbero così avanzate da permettergli di viaggiare a velocità nemmeno immaginabili lontanamente per le tecnologie di cui noi disponiamo.Quindi se davvero gli alieni fossero già a conoscenza del nostro pianeta,se quest'ultimi fossero stati malvagi e avessero voluto conquistarci l'avrebbero già fatto da tempo.Quindi in questo caso dovremo supporre che siano buoni o che stiano aspettando il momento giusto per eliminarci.
Secondo vari studi se nell'universo esistesse un pianeta vivibile simile al nostro,allora la probabilità che ci sia la presenza di vita aliene sarebbe molto probabile e quasi sicuramente sarebbe centinaia di volte più avanzata della nostra.Questo perchè noi siamo una popolazione giovane come ho detto,quindi al 99% la popolazione aliena sarebbe più "vecchia" della nostro e quindi al 99% molto più evoluta della Terra.
Ai nostri livelli tecnologici siamo ancora ben lontani dalla tecnologia necessaria per viaggiare a velocità necessarie ad arrivare in altre galassie o altre stelle vicine(magari non raggiungeremo mai tale tecnologia),quindi non è detto che se esiste altra vita su altri pianeti,nonostante la loro tecnologia evoluta,possiedano le macchine adatte a giungere fino a noi.
Naturalmente queste sono tutte supposizioni non dette da me,ma da scienziati che ne sanno. Rimangono comunque supposizioni.
Non so se qualcuno di vuoi segue la serie televisiva "The event".Questo telefilm parla di alieni venuti sulla terra per conquistarla.Il motivo di ciò è che la loro stella sta per esplodere quindi devono trovare un pianeta da colonizzare e per far spostare tutti i loro abitanti(circa 3 miliardi),prima che il loro pianeta venga disintegrato ,devono sterminare una parte della popolazione umana.
La trama dal mio punto di vista è molto interessante e nemmeno così irreale come può sembrare.
Prima o poi anche il nostro sole si spengerà,perciò o troveremo il modo di vivere senza
oppure dovremo trasferirci da qualche altra parte.
Gli scienziati prevedono lo spengimento del nostro Sole,con la distruzione totale del nostro pianeta e di quelli limitrofi(spiegato in qualche post precedente),tre circa 4\5 miliardi di anni.
Quindi ne avremo di tempo.
Certamente bisognerà vedere se riusciremo a sopravvivere per tutti questi milioni di anni o se per qualche altra causa ci estingueremo comunque.Chissà.Mi piace molto pensare a tutte queste cose,anche se non vedrò niente di tutto ciò.
martedì 3 maggio 2011
Risultati sondaggio
Risultato del sondaggio "Credete agli alieni?
-70% ha risposto si
-20% ha risposto forse
-10% ha risposto no
La maggioranza ha risposto si e devo dire che anch'io credo nell'esistenza degli alieni.
-70% ha risposto si
-20% ha risposto forse
-10% ha risposto no
La maggioranza ha risposto si e devo dire che anch'io credo nell'esistenza degli alieni.
GRB: i fenomeni energetici più potenti dell'Universo
I Gamma Ray Burst (GRB), tradotti in italiano come “esplosioni” o “lampi gamma” sono probabilmente i fenomeni energetici più potenti dell’Universo. Essi sono normalmente associati a buchi neri e a stelle di neutroni, a seconda della durata temporale. Due recenti ricerche mi hanno stimolato a parlarne un po’ più diffusamente.
Tre “pilastri” delle osservazioni astronomiche più avanzate (Swift, Hubble e Chandra) hanno studiato uno dei lampi gamma più strani mai individuati. La sua durata supera abbondantemente quanto osservato finora: dopo oltre una settimana la radiazione ad alta energia continua imperterrita a prodursi, aumentando e affievolendo la sua luminosità. Generalmente i GRB più lunghi non superano le poche ore. La spiegazione più accreditata, al momento e in attesa di nuovi studi, presuppone la distruzione per effetto mareale di una stella avvicinatasi troppo al centro della sua galassia, il cui gas sta precipitando verso il gigantesco buco nero centrale. La materia in caduta, combinata con la rotazione dell’oggetto supermassiccio, produrrebbe il getto gamma lungo l’asse di rotazione. Se noi fossimo proprio in direzione di questo getto (osservabile sia nel gamma che nell’X ) si potrebbe assistere ad un evento energetico di tale durata.
Molte altre volte, i GRB sono invece estremamente corti nella loro durata. In questo caso si pensa comunemente che siano causati dalla fusione di due stelle di neutroni. Un super computer tedesco a Potsdam ha simulato questo fenomeno e avvalorato l’ipotesi teorica. Esso ha descritto la collisione di due stelle di neutroni e ha dimostrato come questo evento possa produrre la struttura magnetica atta a causare il getto ad alta velocità associato al breve lampo gamma. Non è stata impresa da poco, dato che il fenomeno è brevissimo, dell’ordine di 35 millisecondi, tre volte più veloce del battito di ciglia. GRB di questo tipo emettono normalmente, nel giro di pochi secondi, più energia di quella prodotta dalla nostra intera galassia in un anno intero. La simulazione ha permesso di seguire nei dettagli la formazione del campo magnetico straordinariamente intenso durante la fusione delle due stelle. Vale la pena descrivere brevemente i singoli passi del processo.
Guardate i dati incredibili che fuoriescono da tutto ciò.
La simulazione comincia con due stelle di neutroni orbitanti a una distanza reciproca di una ventina di chilometri. Ognuna ha una massa di 1,5 volte quella del Sole, compressa in un volume di circa 25 km di diametro. Il campo magnetico associato è un trilione di volte quello del Sole. In 15 millisecondi le due stelle collidono, si fondono e si trasformano in un buco nero rotante di massa pari a 2.9 volte quella della nostra stella. L’orizzonte degli eventi ha dimensioni di solo 10 km. La materia superdensa raggiunge temperature dell’ordine dei miliardi di gradi. La fusione aumenta sensibilmente la potenza del campo magnetico anche se crea un certo scompiglio nella sua direzione. Nei successivi 11 millisecondi, il gas che ruota vorticosamente a velocità prossime a quella della luce, intensifica ancora di più il campo magnetico che, alla fine, raggiunge valori migliaia di volte quello originario delle due stelle di neutroni. Esso si organizza geometricamente formando nel contempo due getti di particelle ultra veloci lungo l’asse di rotazione del buco nero, che causano il lampo di raggi gamma.
giovedì 28 aprile 2011
L'Universo può smentire Einstein?
L’energia oscura è essenziale per descrivere il cosmo secondo la relatività generale, ma è anche un bel problema per gli scienziati, i quali iniziano a pensare che Einstein avesse torto.
Nel modello cosmologico standard, l’universo è descritto dalla teoria della relatività generale di Einstein.
Questo modello descrive quasi tutte le osservazioni solo ammettendo l’esistenza dell’energia oscura. Ma la necessità di includere questa componente problematica potrebbe indicare un difetto della relatività generale. Sono stati proposti modelli alternativi, i modelli di gravità modificata, da testare sperimentalmente, in cui si esclude l’energia oscura.
Tratto da: Le Scienze, Aprile 2011 n.512
Teoria della relatività, ultima e più grande frana della logica scientifica.
Ormai la teoria della relatività dopo un secolo non regge più.
Secondo il modello cosmologico attuale,il nostro universo è descritto dalle leggi di Einstein,è in uno stato di espansione accelerata ed è permeato dall'energia oscura,una componente energetica che sembrerebbe dominare su tutte le altre conosciute,e con la quale bisogna fare i conti.
Fino ad oggi tutto ciò che abbiamo osservato è stato spiegato dal modello teorico di Einstein in modo eccellente.
Il punto essenziale è che,nonostante il perfetto accordo tra i dati osservati e la teoria,la fisica stessa alla base della teoria risulta difettosa.E' quindi probabile(ormai oserei dire certo)che il modello attuale non sia quello giusto,ma sia solo un'approssimazione di quello reale.
Ora attraverso alcune constatazioni abbastanza complicate si può capire che la teoria della relatività non sta in piedi.
Diciamo preliminarmente che i fenomeni nucleari erano abbondantemente noti prima della formula einsteiniana, che rappresenta, quando nasce, solo l'equazione cervellotica di un grosso botto.
In primo luogo, la massa si trasforma in un fantasma detto "energia" esclusivamente nell'immaginazione fantascientifica di Einstein: quella massa che apparentemente si perde nei fenomeni di fissione o fusione è la parte di essa a cui i fisici non riescono a mettere il sale sulla coda al momento del botto, trattandosi di uno sciame di infinitesimali corpuscoli dotati delle immense velocità che avevano, non visti, nelle strutture nucleari e che poi determinano la loro distruttiva capacità di penetrazione (ecco il senso del fantasma "energia" !) nell'ambiente materiale circostante.
Nel modello cosmologico standard, l’universo è descritto dalla teoria della relatività generale di Einstein.
Questo modello descrive quasi tutte le osservazioni solo ammettendo l’esistenza dell’energia oscura. Ma la necessità di includere questa componente problematica potrebbe indicare un difetto della relatività generale. Sono stati proposti modelli alternativi, i modelli di gravità modificata, da testare sperimentalmente, in cui si esclude l’energia oscura.
Tratto da: Le Scienze, Aprile 2011 n.512
Teoria della relatività, ultima e più grande frana della logica scientifica.
Ormai la teoria della relatività dopo un secolo non regge più.
Secondo il modello cosmologico attuale,il nostro universo è descritto dalle leggi di Einstein,è in uno stato di espansione accelerata ed è permeato dall'energia oscura,una componente energetica che sembrerebbe dominare su tutte le altre conosciute,e con la quale bisogna fare i conti.
Fino ad oggi tutto ciò che abbiamo osservato è stato spiegato dal modello teorico di Einstein in modo eccellente.
Il punto essenziale è che,nonostante il perfetto accordo tra i dati osservati e la teoria,la fisica stessa alla base della teoria risulta difettosa.E' quindi probabile(ormai oserei dire certo)che il modello attuale non sia quello giusto,ma sia solo un'approssimazione di quello reale.
Ora attraverso alcune constatazioni abbastanza complicate si può capire che la teoria della relatività non sta in piedi.
Parto dalla falsità dei due principi fondativi.
Costanza della velocità della luce (relatività ristretta, 1905).
Il principio è nato surrettiziamente dalla incomprensione del fenomeno delle "frange di interferenza" nell'esperimento Michelson-Morley (1881). Questo perche’, mentre la fisica corrente crede che le "frange" abbiano un comportamento motorio come il “raggio” corpuscolare di luce che va e viene, esse costituiscono in realtà una “struttura” magnetica solidale col sistema generante: l'apparecchiatura famosa di lastre e specchi a croce.
Si pensi, per analogia, a un arcobaleno rispetto alla superficie terrestre: chi si sognerebbe di teorizzare misure di locomozione su quella "frangia" naturale, configurata dal magnetismo terrestre ?
Bisogna premettere che ancora oggi l'ottica geometrica del fenomeno è completamente sconosciuta.
La realtà è che tali frange non rappresentano l'andirivieni ondulatorio dei fotoni-corpuscoli della luce, come crede la fisica accademica, immaginando che un loro presunto spostamento possa avere un qualsiasi significato in rapporto al problema che ci si proponeva (esistenza dell'etere).
Esse, invece, studiate correttamente - come fa la fisica unigravitazionale - dimostrano di essere onde stazionarie, solidali con l'apparecchiatura che le produce, e quindi inamovibili da quella: sono, cioè, del tutto indipendenti dal movimento della Terra in qualsiasi direzione dello spazio siderale (a somiglianza dell' arcobaleno appunto, solidale con la rotazione terrestre).
È del resto addirittura comico il fatto che, quando si misura la velocità della luce nell'unico modo corretto di farlo, ovvero con uno strumento ottico diretto (cannocchiale, telescopio, apparecchi simili) e quindi nella forma corpuscolare dei raggi luminosi (come nelle misurazioni di Fizeau), si riscontra inequivocabilmente la composizione della velocità della luce d'una stella con quella dell'osservatore terrestre, tale da costringere a calcolare l'angolo di spostamento (aberrazione) dello strumento tra la posizione reale della stella e quella visuale. Scientemente spudorato è, a questo punto, il tentativo di adottare dei "correttivi" relativistici per raddrizzare sul fenomeno vero le gambe storte della relatività.
Costanza della velocità della luce (relatività ristretta, 1905).
Il principio è nato surrettiziamente dalla incomprensione del fenomeno delle "frange di interferenza" nell'esperimento Michelson-Morley (1881). Questo perche’, mentre la fisica corrente crede che le "frange" abbiano un comportamento motorio come il “raggio” corpuscolare di luce che va e viene, esse costituiscono in realtà una “struttura” magnetica solidale col sistema generante: l'apparecchiatura famosa di lastre e specchi a croce.
Si pensi, per analogia, a un arcobaleno rispetto alla superficie terrestre: chi si sognerebbe di teorizzare misure di locomozione su quella "frangia" naturale, configurata dal magnetismo terrestre ?
Bisogna premettere che ancora oggi l'ottica geometrica del fenomeno è completamente sconosciuta.
La realtà è che tali frange non rappresentano l'andirivieni ondulatorio dei fotoni-corpuscoli della luce, come crede la fisica accademica, immaginando che un loro presunto spostamento possa avere un qualsiasi significato in rapporto al problema che ci si proponeva (esistenza dell'etere).
Esse, invece, studiate correttamente - come fa la fisica unigravitazionale - dimostrano di essere onde stazionarie, solidali con l'apparecchiatura che le produce, e quindi inamovibili da quella: sono, cioè, del tutto indipendenti dal movimento della Terra in qualsiasi direzione dello spazio siderale (a somiglianza dell' arcobaleno appunto, solidale con la rotazione terrestre).
È del resto addirittura comico il fatto che, quando si misura la velocità della luce nell'unico modo corretto di farlo, ovvero con uno strumento ottico diretto (cannocchiale, telescopio, apparecchi simili) e quindi nella forma corpuscolare dei raggi luminosi (come nelle misurazioni di Fizeau), si riscontra inequivocabilmente la composizione della velocità della luce d'una stella con quella dell'osservatore terrestre, tale da costringere a calcolare l'angolo di spostamento (aberrazione) dello strumento tra la posizione reale della stella e quella visuale. Scientemente spudorato è, a questo punto, il tentativo di adottare dei "correttivi" relativistici per raddrizzare sul fenomeno vero le gambe storte della relatività.
Principio di equivalenza tra massa inerziale e massa gravitazionale (relatività generate, 1916).
Il secondo "fondamento" della relatività è il secondo cieco della catena di Brueghel, rinchiuso questa volta nel cosiddetto "ascensore di Einstein". Andiamo per questo a quattro secoli indietro: alle pietre che, come si dice, Galileo faceva cadere dalla Torre di Pisa. Orbene, che i gravi di massa differente cadano con la stessa accelerazione - e cioè che il peso sia proporzionale alla massa - è cosa che appare vera solo su brevi distanze.
Ancora una volta si mostra chiaramente, ma si vedrà appresso ogni volta qualsiasi, che, per sostenere ad oltranza un errore di base, si è costretti a invischiarsi in una catena di altri più gravi errori.
È un fatto descrittivamente ben noto che, quando un meteorite si frantuma nell'alta atmosfera, i frammenti non cadono al suolo tutti nello stesso tempo, come vorrebbe la legge ipotizzata da Galileo e fatta propria da Einstein, ma, in una precisa successione, prima i piccoli e poi via via i più grandi.
Avviene, cioè, la stessa cosa che si riscontra per le particelle in uno spettrografo di massa: le più piccole sono accelerate di più e incurvate maggiormente rispetto alle più grandi. Ma ecco che, nell'articolo citato, la spiegazione del fenomeno, incomprensibile per la fisica ufficiale, tocca i vertici del ridicolo: la differente accelerazione dei vari pezzi dipenderebbe non già da una diversità di "forza" esercitata dal campo gravitazionale, come direbbe giustamente un bravo studente di liceo, ma da una diversa "quantità di moto" posseduta dai frammenti, la quale così assume una miracolosa proprietà di "forza"!
I particolari di questa lettura di fantasia peggiorano la situazione, perche’ i frammenti più grossi, che vanno più lontano, sono stimati più veloci, mentre è vero il contrario: essi sono in realtà più lenti, e proprio per questo cadono dopo.
La caduta su Giove dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy nel 1994 è la conferma lampante della mia analisi. Crollati i due presupposti di base della relatività, che si sono rivelati inconsistenti, una fisica teorica intellettualmente onesta dovrebbe pregare la relatività di togliere il disturbo. Ma, al contrario, i fisici contemporanei pretendono di avanzare le "prove" d'un falso evidente.
Il secondo "fondamento" della relatività è il secondo cieco della catena di Brueghel, rinchiuso questa volta nel cosiddetto "ascensore di Einstein". Andiamo per questo a quattro secoli indietro: alle pietre che, come si dice, Galileo faceva cadere dalla Torre di Pisa. Orbene, che i gravi di massa differente cadano con la stessa accelerazione - e cioè che il peso sia proporzionale alla massa - è cosa che appare vera solo su brevi distanze.
Ancora una volta si mostra chiaramente, ma si vedrà appresso ogni volta qualsiasi, che, per sostenere ad oltranza un errore di base, si è costretti a invischiarsi in una catena di altri più gravi errori.
È un fatto descrittivamente ben noto che, quando un meteorite si frantuma nell'alta atmosfera, i frammenti non cadono al suolo tutti nello stesso tempo, come vorrebbe la legge ipotizzata da Galileo e fatta propria da Einstein, ma, in una precisa successione, prima i piccoli e poi via via i più grandi.
Avviene, cioè, la stessa cosa che si riscontra per le particelle in uno spettrografo di massa: le più piccole sono accelerate di più e incurvate maggiormente rispetto alle più grandi. Ma ecco che, nell'articolo citato, la spiegazione del fenomeno, incomprensibile per la fisica ufficiale, tocca i vertici del ridicolo: la differente accelerazione dei vari pezzi dipenderebbe non già da una diversità di "forza" esercitata dal campo gravitazionale, come direbbe giustamente un bravo studente di liceo, ma da una diversa "quantità di moto" posseduta dai frammenti, la quale così assume una miracolosa proprietà di "forza"!
I particolari di questa lettura di fantasia peggiorano la situazione, perche’ i frammenti più grossi, che vanno più lontano, sono stimati più veloci, mentre è vero il contrario: essi sono in realtà più lenti, e proprio per questo cadono dopo.
La caduta su Giove dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy nel 1994 è la conferma lampante della mia analisi. Crollati i due presupposti di base della relatività, che si sono rivelati inconsistenti, una fisica teorica intellettualmente onesta dovrebbe pregare la relatività di togliere il disturbo. Ma, al contrario, i fisici contemporanei pretendono di avanzare le "prove" d'un falso evidente.
Alcune prove:
Dilatazione del tempoSe ne adducono due "prove": una si riferisce al famigerato "paradosso dei gemelli", che sarebbe stato verificato con due orologi in volo su direzioni opposte intorno alla Terra.
A prescindere dal fatto della vanità realizzativa di una simile idea, si da il caso che i teorici della relatività non sono nemmeno d'accordo tra di loro, se all'arrivo i due orologi debbano, a norma della teoria, trovarsi ancora sincronizzati oppure no.
La polemica è molto accesa: si leggano in proposito gli articoli di Giulio Cortini - al quale procurai un'arrabbiatura - suL'Espresso-Colore del 9 aprile 1972 (L'orologiaio dell'equatore) e di Angioletta Coradini sul n. 750 di Sapere del luglio 1972 (Una nuova interpretazione del paradosso degli orologi).
Ancora una volta la prova è quella del testa o croce. L'altra "prova" della dilatazione del tempo la troviamo nello stesso articolo di Cortini prima citato: la "vita media" dei muoni.
Cominciamo col dire che i fisici teorici chiamano "vita media" delle particelle quella che è la loro "agonia media", cioè la durata della loro disintegrazione, o decadimento. Dunque, i velocissimi muoni dei raggi cosmici manifestano, morendo nell'alta atmosfera, una durata di decadimento superiore a quella di laboratorio.
Scartando l'intervento di Einstein, si osserva semplicemente che particelle più veloci (quelle dei raggi cosmici) sfuggono meglio alle interazioni gravitazionali incontrate lungo il percorso, le quali sono appunto la causa disgregante della loro consistenza corpuscolare. Solo per questo la loro "agonia" dura di più.
A prescindere dal fatto della vanità realizzativa di una simile idea, si da il caso che i teorici della relatività non sono nemmeno d'accordo tra di loro, se all'arrivo i due orologi debbano, a norma della teoria, trovarsi ancora sincronizzati oppure no.
La polemica è molto accesa: si leggano in proposito gli articoli di Giulio Cortini - al quale procurai un'arrabbiatura - suL'Espresso-Colore del 9 aprile 1972 (L'orologiaio dell'equatore) e di Angioletta Coradini sul n. 750 di Sapere del luglio 1972 (Una nuova interpretazione del paradosso degli orologi).
Ancora una volta la prova è quella del testa o croce. L'altra "prova" della dilatazione del tempo la troviamo nello stesso articolo di Cortini prima citato: la "vita media" dei muoni.
Cominciamo col dire che i fisici teorici chiamano "vita media" delle particelle quella che è la loro "agonia media", cioè la durata della loro disintegrazione, o decadimento. Dunque, i velocissimi muoni dei raggi cosmici manifestano, morendo nell'alta atmosfera, una durata di decadimento superiore a quella di laboratorio.
Scartando l'intervento di Einstein, si osserva semplicemente che particelle più veloci (quelle dei raggi cosmici) sfuggono meglio alle interazioni gravitazionali incontrate lungo il percorso, le quali sono appunto la causa disgregante della loro consistenza corpuscolare. Solo per questo la loro "agonia" dura di più.
Trasformazione della massa in energia
Diciamo preliminarmente che i fenomeni nucleari erano abbondantemente noti prima della formula einsteiniana, che rappresenta, quando nasce, solo l'equazione cervellotica di un grosso botto.
In primo luogo, la massa si trasforma in un fantasma detto "energia" esclusivamente nell'immaginazione fantascientifica di Einstein: quella massa che apparentemente si perde nei fenomeni di fissione o fusione è la parte di essa a cui i fisici non riescono a mettere il sale sulla coda al momento del botto, trattandosi di uno sciame di infinitesimali corpuscoli dotati delle immense velocità che avevano, non visti, nelle strutture nucleari e che poi determinano la loro distruttiva capacità di penetrazione (ecco il senso del fantasma "energia" !) nell'ambiente materiale circostante.
Che dire.Ancora non siamo ben riusciti a capire Le leggi che regolano l'universo.
martedì 26 aprile 2011
Marte
Marte è il quarto pianete del sistema solare in ordine di distanza dal Sole e l'ultimo dei pianeti di tipo terrestre, dopo Mercurio, Venere e la Terra. Viene inoltre chiamato ilPianeta rosso, a causa del suo colore caratteristico dovuto alle grandi quantità diossido di ferro che lo ricoprono.
Il pianeta, pur presentando un'atmosfera molto rarefatta e temperature medie superficiali piuttosto basse (tra -140 °C è, tra i pianeti del sistema solare, quello più simile alla Terra: infatti, nonostante le sue dimensioni siano intermedie fra quelle del nostro pianeta e della Luna (il diametro è circa la metà di quello della Terra e la massa poco più di un decimo), presenta inclinazione dell'asse di rotazione e durata del giorno sono simili a quelle terrestri; inoltre la sua superficie presenta formazioni vulcaniche,valli, calotte polari e deserti sabbiosi, oltre a formazioni geologiche che suggeriscono la presenza, in un lontano passato, di un'idrosfera. Tuttavia la superficie del pianeta appare fortemente craterizzata, a causa della quasi totale assenza di agenti erosivi (attività geologica, atmosferica e idrosferica in primis) in grado di modellare le strutture tettoniche; inoltre, la bassissima densità dell'atmosfera non è in grado di consumare buona parte dei meteoriti, che quindi raggiungono il suolo con maggior frequenza che non sulla Terra.Questo è una breve introduzione.Guardate questo video molto interessante.
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